{"id":13935,"date":"2020-06-11T13:00:00","date_gmt":"2020-06-11T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/autoestrada.ch\/storie-alfa-romeo-settima-puntata-la-rivoluzione-di-forme-e-colori-33-stradale-carabo-e-montreal\/"},"modified":"2021-08-25T11:42:56","modified_gmt":"2021-08-25T09:42:56","slug":"storie-alfa-romeo-settima-puntata-la-rivoluzione-di-forme-e-colori-33-stradale-carabo-e-montreal","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/autoestrada.ch\/it\/storie-alfa-romeo-settima-puntata-la-rivoluzione-di-forme-e-colori-33-stradale-carabo-e-montreal\/","title":{"rendered":"\u201cStorie Alfa Romeo\u201d, settima puntata \u2013 La rivoluzione di forme e colori: 33 Stradale, Carabo e Montreal"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Ingegno e rigore, perizia e coraggio nella scelta dei materiali, uno stile che sposa innovazione tecnologica e creativit\u00e0: sono gli ingredienti di progetto della Tipo 33. Il progetto \u00e8 nato dallo spirito competitivo che anima ogni creazione Alfa Romeo e ha dato vita, oltre a tanti successi in gara, a due \u201cgemelle diverse\u201d: la 33 Stradale e la Carabo. Disegnata da Franco Scaglione, la 33 Stradale \u00e8 sintesi di tutta la sua perizia tecnica e dell\u2019audacia creativa: un capolavoro in cui l\u2019innovazione di stile si fonde con la ricerca dell\u2019aerodinamica e della funzionalit\u00e0. Marcello Gandini per Bertone disegna invece la Carabo, che appare come l\u2019auto del domani per i suoi tratti avveniristici e l\u2019attenzione a colori e verniciatura: una ricerca cromatica che proseguir\u00e0 con la Montreal. Ricorre quest\u2019anno il cinquantesimo anniversario della Montreal. Presentata nel 1967 in un\u2019insolita livrea verde, rappresentava la \u201cMassima ispirazione dell\u2019uomo in fatto di automobili\u201d.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">L\u2019auto: fotografia dell\u2019epoca<br \/>\u201cOcchi\u201d per fari, \u201cbocca\u201d per calandra, \u201cvolto\u201d per frontale \u2013 e, naturalmente, \u201ccorpo\u201d vettura, con \u201cspalle\u201d e \u201cfianchi\u201d disegnati dai passaruota. Queste similitudini antropomorfe si usano anche oggi. Come nascono, e perch\u00e9? Le prime vetture sono letteralmente \u201ccarrozze senza cavalli\u201d, prive di soluzioni decorative specifiche. Dagli anni trenta i \u201ccarrozzieri\u201d (il nome \u00e8 rimasto) diventano molto bravi a lavorare il metallo: battono le lastre a mano, direttamente su un \u201cmaster\u201d in legno, dando vita ad autentici pezzi unici \u2013 con linee tondeggianti e sensuali che sembrano inseguire un ideale organico. Con l\u2019evolversi della produzione industriale, le forme tendono invece a semplificarsi, perch\u00e9 le attrezzature di stampaggio dell\u2019epoca non consentono altrettanta raffinatezza e tridimensionalit\u00e0. A un certo punto, alla fine degli anni Sessanta, le due ispirazioni stilistiche si biforcano nettamente. La differenza tra \u201cauto antropomorfa\u201d e \u201cauto di domani\u201d \u00e8 rappresentata in modo plastico dalla 33 Stradale e dalla Carabo \u2013 due modelli Alfa Romeo sviluppati a partire dalla stessa base tecnica.<\/p><div class=\"autoestrada-nel-contenuto autoestrada-entity-placement\" id=\"autoestrada-2856129527\" style=\"position: relative;padding: 30px;border: 2px solid red;margin: 25px auto 35px;text-align: center;width: fit-content;\"><div class=\"autoestrada-adlabel\">Annuncio<\/div><div id=\"autoestrada-3870099561\"><a href=\"https:\/\/get.1li.ch\" target=\"_blank\" aria-label=\"1LI_AES_10_Promo\"><img src=\"https:\/\/autoestrada.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1LI_AES_10_Promo.jpg\" alt=\"\"  srcset=\"https:\/\/autoestrada.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1LI_AES_10_Promo.jpg 1920w, https:\/\/autoestrada.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1LI_AES_10_Promo-300x169.jpg 300w, https:\/\/autoestrada.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1LI_AES_10_Promo-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/autoestrada.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1LI_AES_10_Promo-768x432.jpg 768w, https:\/\/autoestrada.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1LI_AES_10_Promo-1536x864.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" class=\"no-lazyload\" width=\"1920\" height=\"1080\"   \/><\/a><\/div><\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Nate dalla stessa piattaforma<br \/>La 33 Stradale e la Carabo non potrebbero essere pi\u00f9 diverse. L\u2019una tutta nervi e muscoli, come un atleta ritratto nel pieno dello sforzo agonistico; l\u2019altra tutta linee rette e angoli, tesa a cogliere l\u2019essenza della mobilit\u00e0 e a proiettarla nel futuro. Molto pi\u00f9 che due interpretazioni: due mondi diversi.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">La base tecnica comune di queste due vetture rappresenta la sintesi di cinquant\u2019anni di esperienza Alfa Romeo nelle corse. Progettazione ingegnosa e rigorosa, perizia e coraggio nella scelta dei materiali, uno stile che sposa innovazione tecnologica e creativit\u00e0: sono gli ingredienti di progetto della Tipo 33.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Voglia di correre<br \/>Tutto nasce dalla voglia di correre \u2013 una voglia che non si \u00e8 mai spenta. Nel 1964 il Presidente Luraghi sente che \u00e8 il momento di un ritorno ufficiale. Per ricostituire la Squadra Corse acquisisce l\u2019Autodelta, un\u2019azienda di Udine che \u00e8 gi\u00e0 partner privilegiato per la produzione delle TZ. Con Autodelta rientra in Alfa Romeo anche Carlo Chiti, che gi\u00e0 ha lavorato al Portello dal 1952 al 1957 e prende ora il ruolo di responsabile della scuderia ufficiale.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Nello stesso anno, parte il progetto 33. Luraghi chiede al suo team una vettura in grado di competere nelle \u201ccategorie del momento\u201d per successo di pubblico e attenzione mediatica: il mondiale sport prototipi e le cronoscalate.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Autodelta <br \/>A met\u00e0 degli anni sessanta, Autodelta si trasferisce a Settimo Milanese \u2013 pi\u00f9 vicino allo stabilimento Alfa Romeo, ma soprattutto alla pista prove di Balocco. Il primo telaio Tipo 33 progettato da Alfa Romeo entra nelle officine Autodelta nel 1965. \u00c8 una struttura tubolare a \u201cH\u201d, asimmetrica, realizzata in lega di alluminio, che integra al suo interno i serbatoi del carburante. Nella parte frontale, una struttura in magnesio sostiene in modo ottimale sospensioni anteriori, radiatori, sterzo e pedaliera. Il gruppo motore\/cambio \u00e8 montato longitudinalmente in posizione posteriore centrale. La carrozzeria \u00e8 in fibra di vetro, e questo consente di limitare la massa totale della vettura ai 600 chili che il regolamento prevede come minimo. Ancora una volta, la leggerezza \u00e8 l\u2019arma segreta di Alfa Romeo.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">La vittoria nei Campionati Mondiali Marche del 1975 e del 1977<br \/>Un progetto cos\u00ec ambizioso (e innovativo) ha tempi di sviluppo non brevissimi. Prima che la 33 sia pronta per le gare passano quasi due anni. Per le prime prove la vettura adotta il 4 cilindri da 1.570 cm\u00b3 della TZ2; nel frattempo viene sviluppato un propulsore interamente nuovo, con il quale si passa a una configurazione 8 cilindri a \u201cV\u201d, con due litri di cilindrata e 230 cavalli di potenza al debutto.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">La prima 33 a correre viene subito soprannominata \u201cPeriscopica\u201d per la presa d\u2019aria che spunta sopra il roll-bar. Per l\u2019esordio viene scelta la cronoscalata di Fl\u00e9ron, vicino a Liegi; a guidare l\u2019auto \u00e8 il capo-collaudatore dell\u2019Autodelta, Teodoro Zeccoli. Dopo anni di preparazione meticolosa, il 12 marzo 1967 la 33 entra nel mondo delle competizioni. E vince subito.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">\u00c8 la prima di una lunga serie di successi sui circuiti pi\u00f9 prestigiosi. Una cavalcata che porter\u00e0 la 33 sul tetto del mondo, con le vittorie iridate nel Campionato Marche del 1975 e del 1977.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Il nobile fiorentino che voleva fare il designer<br \/>Quando Alfa Romeo decide di produrre la 33 in piccolissima serie per i privati, ha bisogno di una nuova veste che ne interpreti l\u2019agonismo in chiave stradale. Il progetto viene affidato a Franco Scaglione.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Nato a Firenze da famiglia di antica nobilt\u00e0, Scaglione studia per diventare ingegnere aeronautico fino al momento del servizio di leva; poi parte per il fronte libico, dove verr\u00e0 fatto prigioniero a Tobruk. Torna in Italia a fine 1946, deciso a non riprendere gli studi, e sceglie di diventare stilista auto: prima con Pinin Farina, poi con Bertone, poi come designer indipendente.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Scaglione mette nel progetto della 33 Stradale tutta la sua perizia tecnica e audacia creativa, creando un capolavoro in cui l\u2019innovazione di stile si fonde con la ricerca dell\u2019aerodinamica e della funzionalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">La 33 Stradale <br \/>Il cofano della 33 Stradale si apre completamente per migliorare l\u2019accesso alle parti meccaniche, e \u2013 per la prima volta su un\u2019auto \u201cstreet-legal\u201d \u2013 le portiere sono \u201ca elitra\u201d, al fine di agevolare l\u2019ingresso in una vettura alta meno di un metro. Le uniche differenze rispetto alla versione da pista sono 10 centimetri in pi\u00f9 di passo, e telaio in acciaio invece che in alluminio. Il motore \u00e8 lo stesso della Tipo 33, interamente in leghe di alluminio e magnesio, con iniezione meccanica indiretta e lubrificazione a carter secco. La distribuzione \u00e8 affidata a un bialbero a camme in testa, con due valvole e due candele per cilindro. Su un\u2019auto cos\u00ec leggera, 230 cavalli consentono di raggiungere la velocit\u00e0 massima di 260 km\/h, e 100 km\/h da fermo in 5 secondi e mezzo.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">L&#8217;anteprima a Monza<br \/>La vettura viene presentata ufficialmente al Salone di Torino del 1967, ma svelata qualche settimana prima a un pubblico appassionato e competente. \u00c8 il 10 settembre 1967, e a Monza si disputa il Gran Premio d\u2019Italia, nona prova del mondiale di Formula 1. Un GP passato alla storia per un\u2019epica rimonta di Jim Clark su Jack Brabham \u2013 e per l\u2019anteprima di una delle pi\u00f9 belle auto sportive di sempre. Quando nasce, la 33 Stradale \u00e8 la sportiva pi\u00f9 costosa sul mercato, venduta a quasi 10 milioni di lire del tempo contro i 6\/7 delle rivali pi\u00f9 prestigiose. Gli esemplari realizzati con carrozzeria Scaglione sono solo 12. Chi li compra fa l\u2019investimento della vita: oggi sono praticamente senza prezzo.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">L&#8217;auto-astronave<br \/>La 33 Stradale rappresenta il culmine del concetto di \u201cauto antropomorfa\u201d. Ma la ricerca stilistica Alfa Romeo percorre anche altre direzioni. L\u2019idea di un\u2019\u201cauto del futuro\u201d, simile a un\u2019astronave, si manifesta negli anni cinquanta con la \u201cDisco Volante\u201d disegnata da Touring: una spider frutto di avanzati studi aerodinamici, con parafanghi bombati lateralmente e raccordati al corpo vettura basso e filante.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Al Salone dell\u2019Auto di Parigi del 1968 viene presentata una \u201cdream car\u201d che rappresenta l\u2019evoluzione di questa idea estrema: \u00e8 la Carabo disegnata dal trentenne Marcello Gandini per Bertone.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Gemella diversa: la Carabo <br \/>La Carabo \u00e8 sviluppata sulla meccanica della 33 Stradale \u2013 utilizzata in quegli anni anche da altri designer per esercizi one-off come l\u2019Iguana di Giorgetto Giugiaro, la 33 Coup\u00e9 Speciale e la Cuneo di Pininfarina, la Navajo di Bertone. Anche l\u2019altezza \u00e8 uguale, meno di un metro, ma sono sparite completamente le linee tondeggianti: tutto nella Carabo \u00e8 tagliente, dal profilo a cuneo alle porte con apertura \u201ca forbice\u201d. Il nome Carabo prende ispirazione dal \u201cCarabus auratus\u201d, un coleottero dai colori metallici e brillanti, gli stessi che vengono proposti sulla vettura: verde luminescente con dettagli arancione. Da questo momento, Alfa Romeo inizia a rivolgere un\u2019attenzione particolare ai colori estrosi e alle tecniche di verniciatura speciali, elementi in grado di evidenziare ancora di pi\u00f9 l\u2019unicit\u00e0 del Marchio. Una ricerca cromatica che continuer\u00e0 con la Montreal.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">La Montreal<br \/>Nel 1967 tutte le nazioni del mondo partecipano all&#8217;Esposizione Universale di Montreal con le loro migliori realizzazioni tecniche e scientifiche. Ad Alfa Romeo viene richiesto di creare un simbolo tecnologico per l&#8217;Expo \u2013 un modello che rappresenti \u201cla massima aspirazione dell&#8217;uomo in fatto di automobili\u201d. Satta Puliga e Busso chiedono la collaborazione di Bertone, e Gandini viene incaricato di disegnare la carrozzeria e gli interni. Il risultato \u00e8 un grande successo. I visitatori nordamericani apprezzano moltissimo l&#8217;eleganza e i contenuti della vettura. Sull\u2019onda del consenso di pubblico, viene sviluppata una versione di serie, presentata al Salone di Ginevra nel 1970. A differenza del concept originario, questa Montreal ha un motore V8 derivato dalla Tipo 33, portato a 2.6 litri e limitato a 200 cavalli. Il modello colpisce per la straordinaria gamma di colori, sia pastello sia metallizzati: dal verde (gi\u00e0 usato per la show car dell\u2019Expo) all\u2019argento, dall\u2019arancio dall\u2019oro. La ricerca cromatica \u00e8 una tradizione Alfa Romeo che troveremo ancora nelle prossime storie \u2013 e che continua anche oggi, con la proposta di una nuova palette di colori carrozzeria: Rosso Villa d\u2019Este, Ocra GT Junior e Verde Montreal. Tinte ispirate ai 110 anni di vita del Marchio e dedicate ad alcuni dei suoi modelli pi\u00f9 gloriosi.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ingegno e rigore, perizia e coraggio nella scelta dei materiali, uno stile che sposa innovazione tecnologica e creativit\u00e0: sono gli ingredienti di progetto della Tipo 33. 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